martedì 26 ottobre 2010

Sakineh e Norma. Tra clamori e silenzi (assassini).

Di Koldo Campos Sagaseta Giornalista di Rebeliòn


(Fossa comune de La Macarena)

L’iraniana Sakineh Ashtiani la conosciamo tutti. Condannata per adulterio alla lapidazione dalla giustizia iraniana, speriamo che quella donna salvi la vita.
La colombiana Norma Irene Pèrez non la conosce nessuno.
Condannata a essere assassinata dallo Stato colombiano, quella donna che ha scoperto e denunciato una fossa comune nel suo paese, nella quale l'esercito aveva sotterrato i cadaveri di duemila contadini assassinati, nessuno ha potuto salvarla.
Qualche giorno fa, mentre rientrava a casa dopo aver preso parte a una assemblea, questa donna che difendeva i diritti umani è stata intercettata da individui armati.
E' riapparsa giorni dopo, uccisa dalle pallottole.
Per Sakineh Ashtiani è ovvio che la pressione di diverse istituzioni come le Nazioni Unite, svariati organismi e i grandi mezzi di comunicazionee hanno notevolmente contribuito a salvare la sua vita.
Anche per Norma Irene Pèrez è evidente che il silenzio complice di istituzioni come le Nazioni Unite, diversi organismi e i grandi mezzi di comunicazione ha contribuito a provocare la sua morte. Contributo che aumenta la sua colpa per il generoso aiuto che queste istituzioni danno a un narcostato terrorista che conta in centinaia di migliaia i desaparecidos, gli assasinati, i deportati.
Se si mette il nome della donna iraniana nel motore di ricerca di El Paìs appaiono 68 articoli, e centinaia d'altri che se ne riferiscono.
Anche nel motore di ricerca del quotidiano El Mundo i riferimenti a Ashtiani sono centinaia.
In nessuno di questi due giornali, i principali della Spagna, appare alcuna notizia, non una, che citi Norma Irene Pèrez, minacciata di morte da quando il suo coraggio e la sua iniziativa ha messo allo scoperto la più grande fossa comune del mondo postbellico, con duemila vittime dei cosiddetti 'falsi positivi'.
Di recente la rivista Time, sull'immagine di una donna afghana mutilata da un genitore, sentenziava in copertina: 'Ecco cosa succede se ci ritiriamo dall'Afghanistan'.
Avrà ora il coraggio, la rivista Time, sull'immagine di Norma assassinata, circondata dalle tre figlie di 14, 6 e 4 anni e dal figlio di 9 anni, a titolare: 'Ecco cosa continuerà a accadere se non invaderemo la Colombia'?
O forse è anni che la Colombia è stata invasa e occupata e non ce ne siamo accorti.

P.S: Mentre andiamo in stampa, apprendiamo che il Presidente dell’Iran Ahmadinejad ha dichiarato che la condanna di Sakineh non è mai stata pronunciata. Sarebbe un’invenzione dei media occidentali.
Se questa smentita corrisponde a verità, la riflessione che abbiamo appena proposto aumenta in modo inquietante il suo peso.


giovedì 14 ottobre 2010

At Tuwani (R)esiste.

Tra il Marzo e l'Aprile del 2010 ho avuto la possibilità di trascorrere del tempo al villaggio di At Tuwani, a pochi chilometri a sud di Hebron, in Cisgiordania.
Ho (con)vissuto in questo piccolo villaggio ai margini del deserto del Negev grazie alla disponibilità datami dall' organizzazione Operazione Colomba.
Ho avuto modo di vivere (seppur per troppo poco tempo)le ingiustizie e gli abusi che il popolo palestinese subisce da decenni.
Ho visto con i miei occhi i bambini del villaggio di Tuba essere attaccati da coloni ebrei, armati a cavallo, mentre si recavano alla scuola di Tuwani.
Ho visto gli ordini di demolizione dell'esercito israeliano pendenti dalle porte delle case palestinesi costruite sul loro territorio ancestrale. Ho visto anche i bulldozer.
Ho visto i campi di grano delle famiglie del villaggio bruciati dai settlers e il bestiame avvelenato dei contadini.
Ho visto il terrorismo quotidiano di cui sono vittime decine di famiglie di agricoltori colpevoli di non volersene andare dalla loro Terra.
Ho sentito i racconti degli anziani e visto le donne della comunità fare da scudo ai bambini di fronte ai militari israeliani che volevano arrestarli; erano colpevoli di avere rubato una manciata di ciliegie dai campi dei coloni.
Ho visto le colonie espendersi ad un ritmo vertiginoso.
E ho visto soprattutto la tenacia e l'orgoglio di un popolo, rappresentato da un piccolo villaggio sulle colline a sud di Hebron, resistere pacificamente alla violenza e ai soprusi dell'esercito israeliano e dei fondamentalisti ebrei.
Ho visto Davide fronteggiare Golia.

Il video qui di seguito è il trailer di un documentario girato a Tuwani e a Gerusalemme da tre ragazzi del collettivo Smk Videofactory (Nicola Zambelli, Andrea 'Paco' Mariani e Francesco Pistilli) accompagnati dai volontari di Operazione Colomba.

Il documentario uscirà nella Primavera del 2011.

venerdì 10 settembre 2010

L. SEPULVEDA: Quei mapuche così poco attuali



I meriti letterari di Isabel Allende sono fuori discussione, ma è necessario fare alcune considerazioni riguardo al premio nazionale di letteratura. In tutti i paesi che lo contemplano, questo genere di premio è conferito come riconoscimento di tutta una vita dedicata alla scrittura e in nessun caso l'eventuale successo di vendite di una scrittrice o di uno scrittore viene confuso con il suo potenziale mercato internazionale - sia esso d'oro o da due soldi, perché questo vuol dire confondere capre e cavoli.

Il premio poi non diventa l'argomento polemica dell'anno; in Cile invece, poiché il presente è - terremoto incluso - piuttosto sporco, viene allora rimpiazzato da un'attualità rozza e banale che riempie le televisioni e quasi tutti gli spazi consentiti. Agli occhi del mondo intero bisogna nascondere un fatto, occultarlo, negare la sua esistenza perché i 32 mapuche che stanno affrontando un lungo sciopero della fame, mettendo in pericolo le loro vite, è cosa che inquina l'attualità, in cui campeggia una sorta di dibattito intellettuale rozzo e banale.

Per la maggior parte dei cileni, siano essi scrittori, scrittrici o gente che si dedica allo sport della «cilenitudine», i mapuche non esistono, e se per caso qualcuno accetta il fatto che i mapuche esistono da prima dell'arrivo degli europei, li considera fastidiosi perché non accettano il loro ruolo di «suppellettili etniche» o perché sono contadini il cui unico destino non è altro che quello di fornire manodopera a basso prezzo.

Quei tappeti vanno bene per i lavori domestici, per quanto le peruviane sono più economiche; quei piccoli mapuche sono esperti di giardinaggio, di idraulica, sono quelli che castrano i gatti e che ne capiscono di piante selvatiche. Per duecento anni si è occultato, ignorato, negato uno dei fatti più sporchi della nostra storia: il saccheggio, il furto, l'usurpazione delle terre appartenenti a quella grande aggregazione umana chiamata il popolo dei mapuche.

Dalla dubbia dichiarazione d'indipendenza, manipolata dai primi figli e nipoti dei colonizzatori - può questo essere motivo di festeggiamenti? - fino al recupero di una democrazia concepita dalla cricca della dittatura di Pinochet, le proteste sacrosante dei mapuche sono state ignorate o relegate ai faldoni dei problemi che si risolvono con il tempo. Ovvero, quando i mapuche spariranno come popolo, come nazione, come etnia, come parte integrante della cultura americana. Persino durante i mille giorni di governo Allende si affrontò a malapena la questione, contando sui benefici di una riforma agraria che non tenne conto affatto del sentire culturale dei mapuche, e che ignorò il loro speciale rapporto con la terra e con l'habitat, imprescindibile per la Gente della Terra.

Sono disgustato quando, dopo un giro di acquavite peruviana, biondicce e biondicci di tutte le età e classi sociali, esprimono orgogliosi la gioia di avere qualche goccia di sangue mapuche nelle vene. Allora: «Dai bisogna portarci questo scrittore», e mi invitano ad andare a visitare i loro terreni o i loro poderi nella regione di Araucania, perché veda i mapuche e le belle cose che fanno al telaio. «Se siamo fortunati - aggiungono - magari vedi qualcuno che suona il corno».

Lo sciopero della fame dopo una settimana causa pericolose alterazioni nell'organismo. E' evidente quindi che uno sciopero della fame che dura da più di un mese causa dei danni irrecuperabili. Le alterazioni del ritmo cardiaco e della pressione, avvicinano alla morte, ma è la morte dei mapuche, di un po' di uomini e donne sopravvissuti alla pace dell'Araucania. «Sono testardi questi mapuche», aggiungono, che si rifiutano di accettare passivamente la fine della vita, così spogliati della loro terra senza la quale non sanno, non possono e non vogliono vivere.

Nel deserto di Atacama ci sono 33 minatori rinchiusi sotto una montagna. Sono uomini coraggiosi che non dovrebbero trovarsi sotto tonnellate di pietra se l'azienda mineraria avesse rispettato le norme internazionali della sicurezza del lavoro. Dovrebbero trovarsi ora insieme alle loro famiglie se in Cile l'esigenza di rispettare le norme non fosse considerata un attentato alla libertà di mercato. Quei minatori e la possibilità effettiva - perché le leggi le fanno i padroni a loro uso e consumo - che l'azienda non gli paghi i giorni trascorsi a lavorare lì sepolti, e i giorni che rimarranno lì sepolti fino a quando non li recupereranno, fa parte dello sporco presente del Cile, un presente immobile dal giorno in cui la dittatura ha consegnato il paese ai capricci del libero mercato. Un mercato che genera ricchezze di origine dubbia, come quella dell'attuale presidente.

E anche questo presente è stato occultato, negato, ignorato da tutti coloro che hanno governato potenziando e glorificando il libero mercato. È disgustosa l'epidemia di patriottismo rozzo e banale che la tragedia delle miniere ha suscitato. E' disgustoso vedere soggetti come Leonardo Farkas, quel milionario dalla perenne abbronzatura made in Miami, di origine e stile come quelli di un Berlusconi o di un Piñera, che regalano cinque milioni di pesos alle famiglie dei minatori rinchiusi, senza alcuna progettualità politica, evidentemente. Quando quei minatori saranno recuperati - e devono essere liberati costi quel che costi - se qualcuno di loro dovesse insistere sull'esigenza di un impegno statale che tuteli la sicurezza del lavoro, costui verrà sanzionato con la legge anti-terrorismo?

I minatori di Atacama, così come il premio nazionale di letteratura, fanno parte di quell'attualità che nasconde, occulta e nega il presente più sporco, e questo è il lungo presente dei mapuche. Trentadue uomini del sud rischiano di morire perché chiedono la libertà di prigionieri politici di una democrazia dettata dagli interessi di mercato. Chiedono il riconoscimento legale di uno Stato di Diritto, chiedono che cessi di essere loro applicata l'odiosa legge anti terrorismo che ha eliminato la presunta innocenza e contempla accuse da parte di testimoni incappucciati, processi a porte chiuse, incubi pseudo legali che li condannano a prendere posizioni radicali: ma questo è quel che vuole lo Stato cileno, per giustificare lo sterminio, la soluzione finale del problema dei mapuche.

In Cile, questo strano paese che si affaccia sul mare e alla mercé dalla sua padrona - l'attualità inventata - si respira un presente carico di lerciume e infamia. Adesso l'attualità contemplerà i fasti del bicentenario, nelle osterie si sbaverà cilenitudine, anche la merda puzzerà di patriottismo, volenti o nolenti, il barbaro lemma nazionale sarà l'inno agglutinante di milioni di analfabeti sociali, e nel sud, nel profondo sud, i Mapuche, la Gente della Terra, persevererà la sua giusta lotta, negata, ignorata, occultata, repressa, falsificata dai paladini della cilenitudine, nelle cui vene - così dicono orgogliosi - scorre sangue mapuche.

Quei 32 mapuche che si giocano la vita nelle carceri del sud, sono coloro a cui si riferiva Ercilla quando scrisse sulla terra australe: «La gente che la abita è così superba, gagliarda e bellicosa/che non è stata mai battuta/vinta da alcun re/né mai sottomessa a dominazione straniera».

(Traduzione di Valentina Manacorda)


.Cosa sta accadendo al popolo Mapuche? dal sito WWW.FDCA.IT

L'insostenibile situazione che le varie comunità del popolo Mapuche hanno dovuto affrontare è giunta nuovamente ad punto di crisi.

I prigionieri politici Mapuche, stanchi e preoccupati per la violazioni dei loro diritti, per le torture e le persecuzioni, persino contro minori, per gli abusi ed i trattamenti arbitrari a cui sono sottoposti dallo Stato cileno e dalla sua magistratura, hanno preso la grave decisione di mettersi in sciopero della fame a partire dal 12 luglio di quest'anno.

Questi prigionieri sono accusati di tentata occupazione di terreni e di danno alla proprietà delle compagnie del legname, settore strategico nel modello di esportazioni cileno, che hanno occupato le terre ancestrali del popolo Mapuche.

Oggi, i 31 prigionieri che sono rinchiusi in diversi carceri di alta sicurezza nel sud del Cile (Concepción, Temuco, Valdivia, ed Angol), si sono ancora una volta erti all'unisono per prendere la difficile decisione di rinunciare a cibo ed acqua, affinché si giunga ad una vera soluzione di questo conflitto politico.

Data la situazione, le sottoscritte organizzazioni libertarie da varie parti del mondo, dichiarano la loro piena solidarietà e denunciano lo Stato cileno e la sua magistratura.

1. Essendo il Cile il paese dove i membri delle comunità indigene costituiscono la maggioranza della popolazione carceraria, risultano evidenti in questo paese il razzismo, la discriminazione, l'oppressione e l'ideologia tipica di quegli Stati gestiti con politiche di occupazione coloniale, del tutto simili a quelle fasciste.

2. Avendo lo Stato del Cile ha una struttura legale che non consente percorsi giudiziari giusti e trasparenti, ad esempio il cosiddetto "primato della legge" non vale per il popolo Mapuche, per il quale non vi è uguaglianza di condizioni a fronte dei privilegi per gli interessi economici strategici dell'attuale programma di accumulazione neoliberista in corso nel paese, come le compagnie di legname, compagnie minerarie, impianti idroelettrici, latifondisti, etc.

3. essendo di fronte ad una sistematica politica di annichilimento del popolo Mapuche, non solo promossa dallo Stato e dalla magistratura, ma anche dalla Destra politica ed economica, che viene implementata tramite:

a) La legge anti-Terrorismo, fatta durante gli anni del regime autoritario del dittatore ed assassino Augusto Pinochet. Questa legislazione colpisce i crimini contro la vita, tuttavia nessun Mapuche è stato mai accusato di omicidio. Eppure, alcuni prigionieri sono stati di recente condannati a 50 e persino anche 100 anni di carcere.

b) Vista l'applicazione del doppio processo, in altre parole, i Mapuche vengono processati e condannati 2 volte per la stessa imputazione, una volta dalla magistratura civile ed un'altra da quella militare, cosa che succede solo in questo paese e tra quelli più conservatori al mondo.

c) Considerata la militarizzazione del territorio su cui i Mapuche affermano i loro diritti politici e territoriali. Vale a dire una serie di misure per usare mezzi civili e militari, quali elicotteri e lacrimogeni, maltrattamenti sulle donne e sui bambini rimasti senza la protezione degli uomini adulti, in gran parte in carcere.

d) Preso atto che i media cileni, che hanno assicurato l'invisibilità della protesta ignorando lo sciopero della fame e coloro i quali, dall'altra parte, hanno costantemente criminalizzato la storica protesta sociale dei Mapuche e la loro giusta e legittima lotta per ottenere una rapida e diffusa condanna nell'opinione pubblica.

e) Viste le false testimonianze dei testimoni oculari e di quelli col viso coperto, entrambi pagati dall'accusa e da individui, fino a giungere al caso del procuratore di Stato Francisco Ljubetic che collega le organizzazioni del popolo Mapuche alle FARC in Colombia, creando così un falso e sproporzionato parallelo tra conflitti interni ai due paesi.

f) Visto il segreto investigativo imposto per tutto il processo legale al fine di impedire I diritti della difesa.

g) Considerato che la maggior parte dei prigionieri è rimasta detenuta per tutta la durata del processo (oltre un anno), fattispecie che non rispetta la presunzione di innocenza, che si suppone garantita nell'attuale sistema giudiziario cileno.

h) Vista la persecuzione e l'incarcerazione quale conseguenza della campagna mediatica aizzata dal Pubblico Ministero.

i) Ed infine, visto che il governo cileno continua ad ignorare le richieste dei prigionieri in sciopero della fame, nella speranza di piegare il movimento Mapuche e giocando pericolosamente con la salute dei prigionieri.

Noi chiediamo dunque:

GIUSTIZIA E LIBERTA' PER I PRIGIONIERI POLITICI E PER QUELLI DI ALTRE ETNIE CHE SOSTENGONO QUESTA LOTTA
LA FINE DELLE LEGISLAZIONE ANTI-TERORISMO E DELLA GIUSTIZIA MILITARE
LA DEMILITARIZZAZIONE DELL'AREA
TERRA ED AUTONOMIA PER I POPOLI INDIGENI

Organizzazioni firmatarie:

Convergencia Juvenil Clasista "Hijos del Pueblo" (Ecuador)
Federazione dei Comunisti Anarchici (Italia)
Revista Hombre y Sociedad (Cile)
Organización Revolucionaria Anarquista - Voz Negra (Cile)
Estrategia Libertaria (Cile)
Red Libertaria Popular Mateo Kramer (Colombia)
Grupo Antorcha Libertaria (Colombia)
Workers Solidarity Movement (Irlanda)
Unión Socialista Libertaria (Perù)

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali

Per aggiornamenti sulla situazione:

http://www.mapuexpress.net/ http://www.azkintuwe.org

sabato 21 agosto 2010

Uribe nominato membro del comitato che investighera' sull'attacco alla Freedom Flotilla.



L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha designato il presidente uscente della Colombia Alvaro Uribe, il cui governo si è caratterizzato per le denunce di violazioni dei Diritti Umani, come membro di una Commissione internazionale che investigherà sull’attacco dell’esercito israeliano contro la Flotilla che voleva portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Il segretario genrale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha considerato come un passo in avanti il fatto che Tel Aviv, dopo due mesi di intensi sforzi diplomatici, ha accettato un’inchiesta sugli avvenimenti. Nell’assalto armato israeliano contro la Flotilla, che partiva dalla Turchia per Gaza, sono morti 9 attivisti umanitari turchi, provocando una condanna internazionale. Da diverse parti del mondo l’azione militare è stata condannata e qualificata come una violazione dei Diritti Umani, soprattutto perché i fatti si sono svolti in acque internazionali. Ban Ki-moon voleva che l’inchiesta contribuisse ad abbassare la tensione nella regione. “La creazione di questo Comitato avrà un effetto positivo sul miglioramento delle relazioni tra Israele e la Turchia e allo stesso tempo porterà un impatto positivo nel processo di pace nel Medio Oriente”, aveva dichiarato.

La commissione che indagherà sui fatti, sarà capitanata dall’ex primo ministro della Nuova Zelanda Geoffrey Palmer, come presidente, e dal rappresentante della Colombia, Alvaro Uribe, come vicepresidente.

Dopo l’annuncio della creazione del comitato, il portavoce Onu, Martin Nesirky, ha spiegato che esso sarà composto anche da un rappresentante della Turchia e uno di Israele, per un totale di soli quattro membri. Per molti analisti, l’autorità del comitato è limitata, per questo il portavoce ha dichiarato che i suoi membri saranno quelli che dovranno decidere se necessitano di chiamare testimoni o di recarsi nella zona per compiere il loro mandato. “Il segretario generale ha chiarito che sarà un’indagine imparziale e affidabile, in linea con gli standard internazionali”, ha assicurato Nesirky.

Rispetto all’elezione di Uribe come vicepresidente del Comitato, Nesirky sostiene che “il segretario generale confida in Geoffrey Palmer e nel presidente uscente della Colombia per assolvere a questo compito in maniera imparziale. Non faranno nulla di più”. Durante gli otto anni di governo Uribe, ci sono state molte denunce di trasgressione ai Diritti Umani in Colombia. Infatti, un rapporto del Comitato Internazionale della Croce Rossa, pubblicato nell’aprile di quest’anno, ha dimostrato che solo nel 2009 in questo paese latinoamericano sono state commesse circa 800 violazioni del diritto umanitario.

Le violazioni “più preoccupanti” secondo la Croce Rossa, sono le esecuzioni sommarie, o i cosiddetti “falsi positivi”, i civili che sono presentati dall’esercito colombiano come guerriglieri morti in combattimento, allo scopo di mostrare i risultati ai superiori e ottenere così dei benefici. In più, un relatore speciale delle Nazioni Unite il 27 maggio ha riferito che i casi di esecuzioni extragiudiziali in Colombia ha raggiunto il 98,5 percento delle impunità e che persistono “gravi problemi” di sicurezza nel paese. Durante il governo di Uribe, inoltre, è stato ordinato alle Forze Armate della Colombia la realizzazione di un attacco militare illegale in territorio ecuadoriano, col pretesto di smantellare un campo temporaneo di guerriglieri. Questi eventi hanno portato alla rottura delle relazioni tra Quito e Bogotà che solo di recente hanno iniziato un tavolo di trattativa per ricomporre i rapporti diplomatici.

Israele alleato militare della Colombia

Israele è uno dei principali paesi che fornisce materiale bellico alla Colombia. La Forza Aerea colombiana ha segnalato di aver ricevuto tre aerei comprati da Israele, come parte di un programma di modernizzazione degli armamenti promossa dal governo di Alvaro Uribe. Secondo lo studio, la Colombia nel 2009 ha destinato alla spesa militare il 3,7 percento del suo prodotto interno lordo, collocandosi come primo tra i paesi del continente. Nel 2008 il governo della Colombia ha concluso con Israele un contratto per 165 milioni di dollari per l’acquisto di 13 caccia di tipo Kafir e il potenziamento di altri 11 della flotta.

Fonte:TeleSur

giovedì 8 luglio 2010

Dalle curve a tutta la società.

Qualcuno probabilmente rimarrà stupito nel vedere pubblicare un breve documentario (45 min.) sul mondo Ultras a lato di diversi articoli e post sulle lotte indigene in Latino America e nel mondo.
Ma oggi noi siamo in Italia e non più nel continente delle rivolte popolari e delle speranze.
Siamo (e speriamo di starci il meno possibile) in un paese dove una manifestazione di terremotati come quella svoltasi ieri a Roma viene repressa dai manganelli della guardia di finanza.
La stessa finanza che dovrebbe monitorare il pagamento delle tasse e dei contributi e che invece fa da braccio armato a una classe politica malavitosa che vuole far pagare, dal prossimo Dicembre, i tributi sulla casa a chi la casa oramai non l'ha più.
Siamo in un paese dove si gioca sulla vita delle persone come se si giocasse a Monopoli; si spartiscono gli appalti, militarizzano una città di macerie e non ricostruiscono.
Un paese dove la farsa è scambiata per realtà, dove la merda è nascosta sotto i tappeti ed è spacciata per cioccolato svizzero.
Siamo in un paese dove la comunità quasi non esiste, un paese nel quale si stanno distruggendo chirurgicamente tutti i luoghi di aggregazione decentrata e autonoma.
Un paese nel quale il gioco più popolare e più bello del mondo viene ridotto a un business elitario.
Nemmeno il peggiore uccello del malaugurio avrebbe previsto che la manifestazione aquilana di ieri sarebbe stata soffocata dalle cariche della celere.
Ma l'augurio più grande è che L'Aquila ora diventi Fenice e che la repressione venga combattuta da un fronte comune e unito nella sua diversità.
Pubblichiamo qui di seguito il video di un incontro tenutosi a Bologna mercoledì 3 Marzo nell' Aula C autogestita della Facoltà di Scienze Politiche.
L'incontro ''Dalle curve a tutta la società, leggi speciali per gli Ultras domani in tutte le città'' ha toccato numerosi punti sensibili nella nostra nazione e nel nostro mondo occidentale quali la privatizzazione, la repressione militarizzata, il controllo sociale..tutte modalità in certi ambienti già viste e sperimentate da molti anni ma che solo ora si stanno estendendo a macchia d'olio nei settori più disparati e fino a ieri più al 'sicuro' della società.
Buona visione e buona riflessione.

I video sono registrati su http://www.myspace.com/smashingmrkve




">











mercoledì 16 giugno 2010

5 Giugno 2009: Bagua non si dimentica.

A poco più di un anno dalla strage di Bagua (5 Giugno 2009) perpetrata ai danni della popolazione nativa peruviana da parte del governo aprista di Alan Garcìa pubblichiamo di seguito un breve documentario sulla resistenza indigena al neoliberismo selvaggio e al saccheggio dei territori ancestrali indigeni in Amazzonia.



Copiate e incollate il link di seguito per vedere il video:

http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=1789624491349502624