martedì 26 luglio 2011

Dalla Valle che rEsiste.



Siamo stati in Val di Susa tra il 2 e il 3 Luglio e ci siamo tornati in questi giorni passando da Genova per la commemorazione del decennale dell'assassinio di Carlo Giuliani.
Abbiamo conosciuto persone fantastiche, degne, genuine,sanamente orgogliose e determinate e nei loro occhi abbiamo rivisto le stesse espressioni e la stessa rabbia e forza dei compagni di Bagua e Andoas massacrati e imprigionati perchè colpevoli di volere difendere il loro territorio, la madre terra e l'Amazzonia, dai soprusi delle multinazionali dei minerali e del petrolio.
Abbiamo rivisto nelle donne della Valle i volti di Cecilia, la ribelle.
Siamo arrivati a Chiomonte la sera del 2 Luglio e abbiamo dormito al presidio nei pressi della centrale elettrica de la Maddalena.
Ci hanno accolto come figli e siamo stati subito avvolti da un affetto e da un'energia unica.
La Valle ci ha accolto come una fiera madre.
Faceva freddo la notte di Sabato 2 Luglio e il gelido vento alpino ci ha negato il sonno.
Abbiamo trascorso la notte riparandoci come potevamo, con i giacconi e le coperte regalateci da due signore del posto.
A duecento metri da noi via dell'Avanà era presidiata da un numero mai visto di forze dell'ordine, da sbarramenti e barricate della polizia.
L'arrivo in valle fa tornare la mente ai territori occupati della Cisgiordania in Palestina.
Check point circondano il cantiere che cantiere non è. I lavoratori dell'Ital.co.ge e della Martina, le imprese che hanno vinto gli appalti, le uniche cose che hanno costruito sono state le recinzioni per difendere il niente, alte recinzioni di metallo, cemento e filo spinato.
Più di duemila tra carabinieri, poliziotti e finanzieri occupano militarmente le vigne dei contadini, il museo archeologico e l'area della necropoli con le sue tombe risalenti al tardo Neolitico (10000 a.C).
Per le montagne ci sono i cacciatori di Sardegna e dell'Aspromonte, corpi speciali dei carabinieri, fino a ieri a caccia di latitanti mafiosi camorristi ed ora al loro servizio per fermare l'orda barbara che non vuole il progresso.
All'interno del cantiere che non c'è hanno montato persino un radar per intercettare eventuali terroristi in procinto di sabotare le reti del fortino.
Durante la notte, in attesa della mattinata e della manifestazione di assedio, attivisti d'ogni età preparano bottigliette di acqua e Maalox e bende per proteggersi dai gas lacrimogeni.
Il lunedì precedente infatti la Libera Repubblica della Maddalena era stata sgomberata dalle ruspe dell'Italcoge e da un contingente di 2000 militari.
Le barricate costruite con balle di fieno e il cancello di protezione sono stati sradicati da una grande ruspa con un enorme braccio metallico a tenaglia.
Il migliaio di persone che l'alba del 27 Giugno era al presidio de La Maddalena (regolarmente affittato dal Comune) è stato costretto a fuggire per i sentieri dopo essere stato sgomberato da centinaia di lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo; parliamo di gas Cs, possono essere sparati con fucili o possono essere lanciati a mano come granate.
Sono considerate armi di terza categoria dalla Convenzione di Ginevra, armi chimiche perchè contententi cianuro e di conseguenza vietate in ogni contesto bellico. Ma utilizzate contro i civili.
Ne hanno lanciati un migliaio durante lo sgombero e più di duemila il giorno dell'assedio.
Bossoli da 250 grammi sparati ad altezza d'uomo da fucili se colpiscono in testa fanno male; i gas dei cs possono avere effetti mortali, carcerogeni e addirittura mutogeni, l'acqua urticante sparata dagli idranti della polizia fa venire sfoghi pesanti sulla pelle.
Ecco allora che la gente si organizza per una resistenza di lungo termine e indossa caschi e maschere antigas, guanti da cantiere e occhiali da sub o da saldatore.
E' una questione di autodifesa, di sopravvivenza e di resistenza passiva.
Se questo significa essere Black Block il 3 Luglio eravamo 60000/ 70000 black block di ogni età e provenienza. E saremo sempre di più.
Il 3 Luglio alle 9 del mattino siamo già alla centrale elettrica a 150 metri dalle barricate militari.
Elicotteri sorvolano la zona.
Dalla statale arriva a metà mattinata la testa del corteo degli amministratori della valle; è una coda interminabile di persone di ogni età.
Passano i sindaci contrari alla Tav; dietro di loro famiglie e bambini, anarchici della FAI, ragazzi dei centri sociali, i cattolici della Valle, vecchi partigiani dell'Anpi, gente aderente al Movimento 5 stelle, contadini e operai di Mirafiori e della Innse, sindacalisti della Fiom, gente del WWF e di Legambiente, anziani alpini e ambientalisti.
E' un corteo enorme, determinato, arrabbiato ma allegro ed estremamente eterogeneo e unito.
Siamo talmente tanti che qualche migliaio di persone prende la strada per Ramats e si inoltra per i sentieri per arrivare al fortino dal bosco.
Altre migliaia di persone partono da Giaglione per arrivare ad assediare il cantiere all'area archeologica.
Per lo più è gente della Valle.
I sentieri sono impervi e sono da conoscere.
Dalla centrale elettrica vediamo una pioggia di lacrimogeni piovere nei boschi.
Gli animi si scaldano, arrivano notizie di feriti anche gravi; un anziano di 70 anni è stato colpito all'arteria femorale da un lacrimogeno sparato 'basso', un altro ragazzo è stato colpito alla testa.
L'elicottero continua sorvolare basso la zona.
Dal lato di Giaglione vengono sparati dei fuochi d'artificio. E' il segnale che la baita di Clarea e la zona del vecchio presidio sgomberato il lunedì passato è stato ripreso.
Alla centrale la gente si accalca al cancello, al primo sbarramento di via dell'Avanà (quello che proibisce ai contadini della zona di arrivare alle loro vigne).
Appena ci avviciniamo parte una sparatoria fittissima di lacrimogeni.
L'odore è acre. I gas non fanno lacrimare troppo come quelli soliti ma prendono allo stomaco e lasciano senza fiato, fanno vomitare la bile talmente tanto che sembra di morire. Si indossano i guanti e si rispediscono i candelotti al mittente. Volano anche pietre. A fine giornata i giornali parleranno di centinaia di poliziotti e carabinieri feriti, il 99% arriverà agli ospedali in codice verde e giallo. La maggioranza di loro risulta intossicata dai gas cs, i loro.
Il ponte della Dora è pieno di gente così come la statale che porta a Ramats e quella che porta a Chiomonte.
Donne, anziani, giovani e meno giovani, bambini battono pietre e bastoni contro i guardrails determinando quello che sarà il ritmo per tutta la giornata; un'assordante rito tribale, primitivo che fa sentire i ragazzi e le ragazze in prima fila non soli ma appoggiati da migliaia di persone. Un rito antico udibile a chilometri di distanza.
E' un rito spontaneo ed emozionante, da pelle d'oca.
E' il grido di una valle che non vuole essere violentata da un progetto vecchio di 22 anni che ci vogliono spacciare per progresso.
Si legano delle funi alle cancellate e si tira tutti insieme come un esercito di formiche operaie all'attacco di una fortezza.
E intanto i lacrimogeni Cs e quelli a grappolo vengono sparati dappertutto, verso il presidio dove ci sono famiglie e anziani; verso le tende dei medici volontari del pronto soccorso; verso la statale e per i boschi.
Non si vede nulla, si soffoca.
Ma cade la prima barricata, nessun muro è eterno e indistruttibile.
E' un'azione simbolica.
Se vogliono bucare una montagna per 52 km devono sapere che non lo faranno mai tranquillamente.
I lavori dovrebbero durare fino al 2035 per un costo complessivo di 17 miliardi (a prestito, le banche ringraziano) di euro di cui 600 milioni finanziati (forse) dall'Unione Europea e da spartire tra Francia e Italia.
La valle è lunga circa una settantina di chilometri; molti abitanti hanno pozzi in giardino, basta scavare qualche metro per trovare sorgenti d'acqua.
Il monte de la Maddalena chi si vorrebbe traforare è colmo di amianto e uranio; scavando un tunnel per 52 km sarà impossibile non distruggere le falde acquifere.
Per quasi 5 ore le azioni di sabotaggio sono contrastate da una repressione simile solo a quella del G8 di dieci anni fa. I feriti vengono portati in braccio e soccorsi dai medici volontari
Ma la gente resiste e non ha paura.
E' emozionante e a tratti commovente vedere il mutuo soccorso tra anime diverse ma così unite.
E' incredibilmente umano vedere uomini e donne di ogni età darsi il cambio tra le prime fila.

Chi non può più stare davanti, per età o per condizioni, continua a battere sui guardrails con i bastoni, porta acqua e maalox agli intossicati, distribuisce garze e limoni, urla e si indegna.
Lotta.
Non c'è paura, nonostante tutto, e non si arretra se non nel tardo pomeriggio dopo che le forze dell'ordine lanciano centinaia di lacrimogeni sul ponte della Dora e sulla statale, in mezzo a donne e bambini. L'aria e irrespirabile, i camosci scappano per i boschi.
Verso sera si raggiunge un accordo, una tregua. Si ferma l'assedio in cambio di un salvacondotto per i resistenti nei boschi e alla centrale.
Non è una sconfitta ma una grande prova di determinazione e di coraggio. Si tratta di resistere per esistere. Resistere all'arroganza, alle grandi opere mafiose bipartisan (gli appalti per la galleria che dovrebbe passare sotto Sant' Antonio e Ramats sono stati spartiti dalla Rocksoil della moglie di Lunardi, ex ministro dei trasporti, e dalla cooperativa CMC di Ravenna il cui presidente qualche anno fa era Bersani e che già ha vinto gli appalti per l'ampliamento dell'aereoporto militare di Vicenza Dal Molin); resistere al malgoverno e al malaffare dell'alta finanza.
La risposta della Valle è una risposta nazionale.
Si agisce localmente pensando globalmente.
Sarà dura fermare il movimento No Tav; non lo si potrà fermare nè con le minacce, nè con la repressione bipartisan, nè con gli arresti e nemmeno con le torture e le intimidazioni personali(vero Ghiggia,pdl? vero disonorevole Esposito,pd?).
Durante la repressione del 3 Luglio le forze dell'ordine in difesa del 'progresso' hanno intossicato le persone e i terreni, hanno usato armi illegali, hanno torturato e hanno distrutto e profanato coi cingolati le tombe dell'area archeologica della Maddalena e nonostante tutto giornali e televisioni (finanziati dai partiti) parlano di fantomatici black block, di eversivi e violenti con il preciso obiettivo di disinformare e di dividere le anime del movimento.
Il governo ha mandato gli alpini del terzo battaglione Susa con i mezzi lince e i blindati.
Centocinquanta alpini indegni di indossare la penna appena tornati dall'Afghanistan.
Truppe di occupazione.
Al campeggio di Chiomonte si leggeva chiaro uno striscione: nemmeno tremila carrarmati potranno sgomberare le nostre idee.
Non solo sarà dura ma sarà impossibile.
L'abbiamo visto a Genova aprendo il corteo che ricorda a distanza di dieci anni che un altro mondo non solo è possibile ma è necessario.
Dopo dieci anni siamo ancora qui, più uniti di ieri.
Ce lo ha ricordato Heidi Giuliani domenica scorsa al campeggio ricordando non solo Carlo ma anche gli anarchici Sole e Baleno, morti nelle carceri 15 anni fa.
La Val di Susa è legata a Bagua, alle lotte per la Madre Terra, alle lotte cilene e Mapuche contro il progetto idroelettrico Hydraysen, alle resistenze del delta del Niger e alla vicenda dei territori occupati della West Bank, alla lotta dei pastori sardi..
Siamo uomini e donne, alpini in congedo, anarchici e libertari, contadini e vecchi partigiani, Donne degne, ragazzi dei centri sociali, ambientalisti e altermondialisti, cattolici, laici ed agnostici, bambini più uomini di alcuni mezzuomini e streghe della valle, operai, precari e disoccupati, cittadini.
Siamo vivi e uniti siamo il futuro.
Non solo i ribelli della montagna.
A sarà dura ma resteremo umani e lotteremo,
a prestissimo amata Val di Susa.

sabato 30 aprile 2011

Resteremo umani.


Caro Vittorio,
ci mancherà la tua determinazione,
ci mancheranno i tuoi racconti sinceri e passionali delle vite dei giovani e dei pescatori di Gaza.
Ci mancheranno le tue testimonianze che hanno illuminato il black out delle nostre coscienze.
Domenica scorsa eravamo tanti a Bulciago, c'erano i tuoi fratelli di Gaza e amici provenienti da mezzo mondo.
E per fortuna non c'erano le istituzioni Vik perchè non meritavano di esserci.
La palestra era colma ben prima che iniziasse la cerimonia e fuori la gente che non riusciva ad entrare stava seduta sui prati immersa nei suoi pensieri e nei vuoti che tu sei riuscito a riempire con prove d'umanità che ci han fatto sentire meno soli in questi anni.
C'era il sole Vik e le bandiere palestinesi sventolavano insieme a quelle della Freedom Flottilla e a quella della pace (quella vera).
Non so quanti eravamo ma c'era la più bella Italia a darti l'arrivederci e si sentiva un'energia fortissima, di quelle che ti fanno vibrare dentro e ti fanno brillare gli occhi.
Un'energia che in Amazzonia ho sentito in quelle giornate di Giugno di due anni fa quando la piazza di Iquitos in Perù era colma di indigeni Awajun, Quechua, Quichwa che dopo decenni e secoli di soprusi si sono sollevati pacificamente per rivendicare i loro diritti ancestrali e quelli della Pachamama saccheggiata dalle multinazionali petrolifere e dalle politiche neoliberiste del governo peruviano.
Eravamo stretti gli uni agli altri e gli occhi della gente presente non riuscivano a contenere le lacrime di rabbia e commozione.
Non sei un eroe Vik; sei la coerenza, la costanza e la determinazione che a troppi di noi è mancata.
Sei riuscito a farci sentire sotto quelle bombe, ci hai fatto indignare e piangere; a volte ci hai fatto vergognare di noi stessi e della nostra passività e nel fare tutto ciò sei restato umano.
E di fronte ai continui soprusi, alle continue menzogne che fanno apparire questo mondo e soprattutto questo paese quanto mai orwelliano, restare umani è la cosa più difficile da fare.
Con la tua sensibilità sei riuscito a rompere l'assedio Vik, a creare una catena di empatia che nessun muro ha mai potuto e potrà mai contenere.
Per questo ti hanno ucciso colpendoci tutti.
L'empatia, la solidarietà e la sensibilità sono le caratteristiche di ogni vero rivoluzionario, la più grande minaccia per ogni regime che ha le sue basi sull'odio e l'ignoranza. Siano l'Italia o Israele.
Sono certo che dal seme del tuo sacrificio nasceranno foreste di resistenza e di fratellanza che poco a poco oscureranno le praterie d'asfalto che hanno affossato le nostre coscienze e la nostra cultura.
Vivi Vik.
La tua scelta di vita e la tua apparente fine lega la striscia di Gaza a El Salvador del cardinal Romero, al Brasile e alle popolazioni indigene amazzoniche di Chico Mendes, al Perù delle vittime di Bagua, alla Nigeria di Ken Saro Wiwa, ai resistenti dell'Honduras, a tutte le lotte indigene del mondo..

Intanto Al Fatah e Hamas stanno calendarizzando una difficile riconciliazione (ed è anche merito tuo) e il valico di Rafah è stato riaperto.


Vivi Vik, Internazionalista.
Cercheremo di restare umani.

venerdì 15 aprile 2011

Vota SI per dire NO!



Domenica 12 e lunedì 13 giugno gli italiani saranno chiamati, sotto voce , a votare.
Al contrario di altri precedenti in questa occasione i cittadini non saranno invitati al voto tramite bombardameti mediatici, questa "anomalia" è di facile spiegazione:
Il referendum passa solo se viene raggiunto il quorum, i politici che ci governano (uno in particolare) non hanno nessun interesse nello spingere le masse al voto!
I quattro quesiti che verrano proposti riguardano:
- La privatizzazione dell'acqua con i primi due (si vota SI se non si è d'accordo, si vota NO se si è favoreli);
- La produzione di energia nucleare (si vota SI se non si è d'accordo, si vota NO se si è favoreli);
- Eliminazione del legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri (si vota SI se non si è d'accordo, si vota NO se si è favoreli).
Perchè il referendum passi è necessario che almeno 25 milioni di persone vadano a votare SI, quindi domenica 12 e lunedì 13 vai a votare SI e convinci i tuoi conoscenti a fare lo stesso.

venerdì 4 febbraio 2011

Gli ultimi guardiani dell'Amazzonia.

Pubblichiamo di seguito il video girato da alcuni reporter della BBC grazie all'accompagnamento e alla disponibilità dell'antropologo brasiliano Josè Carlos Meirelles che da ventanni segue e monitora la condizione delle popolazioni native dell'Amazzonia sempre più a rischio a causa del disboscamento, del neoliberismo e degli interessi economici delle grandi multinazionali.
L'isolamento di queste popolazioni è ossigeno e speranza per l'umanità.


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mercoledì 29 dicembre 2010

La lotta silenziosa dei Mapuche.


Vaccamagra torna a parlare del popolo Mapuche, pubblicando l'appello rivolto da Jorge Huenchullan (portavoce dei prigionieri politici Mapuche) al blog di Beppe Grillo e a tutti gli Italiani.
Lo Stato cileno sta espropriando le terre dei Mapuche e applicando leggi contro il terrorismo a chiunque si opponga in maniera non violenta, anche agli adolescenti, con condanne fino a 50 anni. Chi difende la propria terra in questo mondo globalizzato, schiavo degli interessi economici e dominato dalle multinazionali è un TERRORISTA.
Guardate e riflettete.

giovedì 23 dicembre 2010

Ergastolo a Jorge Rafael Videla.


In data 22 dicembre 2010, con l'accusa di torture aggravate da persecuzione politica la Corte di Cordoba ha condannato Jorge Rafael Videla all'ergastolo (da scontare in un penitenziario civile) e all'interdizione perpetua dei pubblici uffici.
L'ottantacinquenne ex dittatore argentino nel 1976 fece sequestrare,torturare e fucilare 31 detenuti politici del carcere di Cordoba.
Già nel 1985 Videla fu condannato all'ergastolo insieme agli ex generali che si erano succeduti nelle Giunte militari che hanno governato l'Argentina fino al 1983, ma poi beneficiò dell'indulto e venne scarcierato dopo soli cinque anni.
Prima della lettura del verdetto l'imputato ha preso la parola dichiarando di aver agito nell'ambito di una guerra giusta in opposizione ai sovversivi marxisti che, per ordine dell'Unione Sovietica, e di Cuba, la sua succursale latinoamericana, volevano sottoporre il Paese al loro sistema ideologico.
Con Videla è stato condannato all'ergastolo anche l'ex generale Luciano Benjamin Menendez, sebbene per lui è stata chiesta una visita medica per sapere se può essere trasferito in un carcere civile.

La dittatura Videla fu responsabile della scomparsa di circa 30.000 persone, desaparecidos, 3.000 delle quali vennero fatte precipitare nell'oceano Atlantico o nel Río de la Plata utilizzando i famigerati vuelos de la muerte (voli della morte).

lunedì 1 novembre 2010

Dignità e resistenza su una gru a 25 metri d'altezza.


(foto di Nicola Zambelli)

Sabato 30 Ottobre a Brescia si è svolta una manifestazione alla quale hanno partecipato molti migranti e pochi italiani.
Motivo della protesta è stato ed è la mancata risposta/assegnazione dei permessi di soggiorno a tantissimi stranieri che hanno fatto domanda per la sanatoria Maroni del 2009 per colf e badanti.
Nella legge Bossi-Fini l'articolo 14 indica la mancata ottemperanza all'ordine di espulsione come reato del codice che prevede l'arresto obbligatorio.
L'obiettivo della sanatoria era la regolarizzazione dei migranti senza permesso che da anni lavorano in nero sottopagati nelle innumerevoli aziende e imprese di Brescia e provincia e nel resto del paese.
Molte organizzazioni l'anno passato chiesero se i condannati per mancata obbedienza al decreto di espulsione potessero fare domanda.
Tra queste la Confartigianato di Rimini il 23 Settembre del 2009 pose il quesito al Viminale che rispose positivamente.
Ecco quindi che moltissimi immigrati irregolari fecero così domanda per regolarizzare la loro posizione versando i contributi e pagando l'Inps.
Nell'ultimo anno hanno speso fino a più di 3000 euro.
Negli ultimi mesi molti migranti hanno visto respingere la loro domanda e ora vedono pendere su di loro un nuovo ordine di espulsione.
A quanto pare il Viminale ha cambiato idea dopo aver intascato centinaia di migliaia di euro; viene riferito ai migranti che essendo clandestini ed avendo un foglio di via non possono essere sanati.
Tutto questo viene detto loro dopo un anno di pagamenti e di speranze contraddicendo alcune direttive come quelle espresse dal Governo alla Confartigianato di Rimini il 23/09/2009.
Siamo di fronte ad una vera e propria truffa di Stato e ad una trappola preparata e servita con cinismo dal ministro Maroni.
Da fine Settembre a Brescia i migranti sono in lotta e non hanno intenzione di subire queste ingiustizie senza far niente. Anche perchè non hanno più nulla da perdere.
Viene quindi montato un presidio permanente davanti alla Prefettura di Brescia in via Lupi di Toscana con tende e sedie.
Il 29 Settembre alle sei del mattino poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa sgomberano il presidio portandosi via tutto, persino maglioni e coperte.
Successivamente migranti e solidali bresciani bloccano alcune vie della città e lanciano una manifestazione di risposta per Sabato 2 Ottobre in Piazza della Loggia.
Al corteo partecipano circa 5000 persone, alcune delle quali verso sera si insediano nuovamente davanti alla prefettura ri-montando il presidio permanente.
Dopo 28 giorni gli immigrati, l'associazione Diritti per tutti e collettivi di bresciani antirazzisti lanciano una nuova dimostrazione per avere delle risposte; l'appuntamento è per il 30 Ottobre in Piazza della Loggia.
La Giunta comunale (Paroli-Rolfi) nega l'autorizzazione e contatta addirittura i consoli intimidendo i migranti di possibili arresti ed espulsioni.
Gli organizzatori dopo un'assemblea al presidio valutano la situazione e rilanciano l'appuntamento per le 15 di Sabato 30 in Piazza Rovetta.
Sabato al Carmine (quartiere interculturale di Brescia) le persone presenti sono alcune centinaia.
La presenza di carabinieri e poliziotti in assetto antisommossa è massiccia tant'è che per arrivare in Piazza Rovetta i partecipanti sono costretti a passare alla spicciolata per i vicoli del quartiere a poche centinaia di metri dalle vie patinate dello shopping.
Alle 15.30 parte un piccolo corteo per le vie del Carmine che viene bloccato dalla celere di Padova (rinomata per la sua umanità e tolleranza) all'altezza della Chiesa di Via San Faustino.
Intanto arrivano notizie che raccontano dell'arrivo di una ruspa e di poliziotti anche in via Lupi di Toscana: Stanno sgomberando il presidio permanente e distruggendo tutto.
La tensione tra i dimostranti sale; sembra che la giunta stia facendo tutto il possibile per scaldare gli animi.
Alcuni migranti arrivano a manciate in Piazza Cesare Battisti e qui entrano nel cantiere della Metropolitana.
Salgono in nove persone sulla gru di 25 metri ed una volta in cima appendono un enorme striscione sul quale c’è scritto Sanatoria.
Il corteo, bloccato, vuole arrivare dalla chiesa di San Faustino al cantiere (distanza: 150 metri) per portare la propria solidarietà ai 9.
La polizia non lo permette e in pochi secondi volano manganellate e spintoni; vengono feriti due ragazzi egiziani, un sindacalista della Cgil e Sauro Digiovanbattista di Sinistra Critica. Quest'ultimo viene arrestato e successivamente rilasciato su pressione dei manifestanti.
Martedì 2 Novembre avrà un processo per direttissima al Palagiustizia di Brescia.
Molti partecipanti al corteo riescono, nonostante la violenza di Polizia e Carabinieri, a raggiungere il cantiere in Piazza Cesare Battisti passando dai vicoli.
Viene bloccato il traffico.
I migranti sulla gru dicono al megafono di non voler scendere finchè non verrà avviata una trattativa che preveda la concessione di uno spazio per il presidio permanente, la fine della repressione e soprattutto un incontro con il prefetto di Brescia e con il Viminale.
In serata arrivano i Vigili del Fuoco che portano ai resistenti sulla gru tele cerate, alimenti, acqua e vestiti.
Fuori dal cantiere rimangono molte persone a portare la loro solidarietà.
Il parroco della Chiesa di San Faustino, Don Nolli, concede una stanzona ai migranti rimasti così che possano darsi il cambio e riposare a turno restando vicini ai fratelli in cima alla gru.
Oggi, Lunedì 1 Novembre, dopo 48 ore di forte vento i migranti rimasti sulla gru sono cinque; affermano di essere motivati e disposti a lottare fino alla morte pur di rivendicare i loro diritti e la loro esistenza.
Quattro ragazzi sono scesi in questi giorni a causa delle intemperie; la cabina di guida è molto piccola e non permette a tutti i resistenti di starci.
Il vento gelido e l'acqua hanno stremato coloro che dormivano all'aperto in bilico e a strapiombo a 25 metri d'altezza.
Un giovane che soffre di narcolessia è dovuto scendere ed è stato ricoverato al Civile di Brescia assime a due compagni.
Sono ragazzi che vivono in Italia da molti anni, stufi di essere trattati come bestie.
Stanchi di essere invisibili agli occhi di una giunta e di un governo razzisti e beceri.
Stanchi di essere sfruttati e ignorati da quella massa di persone che lo scorso Sabato andava per negozi nelle centralissime vie della città, ignorando cosa accadesse a pochi metri da loro.
Dal Carmine continuano ad arrivare testimonianze di solidarietà; anche oggi, nonostante l'ostruzionismo della polizia, cibo,vestiti e coperte sono stati portati in cima alla gru dai pompieri.

La solidarietà attiva degli italiani mai quanto oggi è importante che arrivi ai migranti.
Far sentir loro che c'è un’altra Brescia e un'altra Italia oltre a quella del razzismo, dell'apatia, della mediocrità e dell'ignoranza, è fondamentale.
Passate da Piazza Cesare Battisti e date un’occhiata al cielo; siate umani.
Fatevi contagiare dalla loro dignità.
Per Sabato 6 Novembre è stata lanciata una nuova manifestazione; il concentramento è per le 15 in Piazza della Loggia.
Chi volesse portare la propria solidarietà è invitato a recarsi al Palagiustizia domattina alle 9.
In alternativa può offrire qualche minuto della sua giornata fermandosi in Piazza Cesare Battisti e parlando direttamente con i migranti in lotta o può rinunciare ad un Sabato pomeriggio di mondanità presentandosi in Piazza della Loggia Sabato 6 Novembre.


http://ctvmail.org/tubo/video/1HMKD81S22AH/30102010-manifestazione-migranti-a-brescia




Racconti di uno (brano) di Erri De Luca

Da giorni prima di vederlo il mare era un odore
Un sudore salato, ognuno immaginava di che forma .

Sarà una mezza luna coricata, sarà come il tappeto di preghiera,
sarà come i capelli di mia madre.

Beviamo sulla spiaggia il tè dei berberi,
cuciniamo le uova rubate a uccelli bianchi.

Pescatori ci offrono pesci luminosi,
succhiamo la polpa da scheletri di spine trasparenti.
L’anziano accanto al fuoco tratta con i mercanti
Il prezzo per salire sul mare di nessuno.
(…)

Notte di pazienza, il mare viaggia verso di noi,
all’alba l’orizzonte affonda nella tasca delle onde.

Nel mucchio nostro con le donne in mezzo
Un bambino muore in braccio alla madre.

Sia la migliore sorte, una fine da grembo,
lo calano alle onde, un canto a bassa voce.

Il mare avvolge in un rotolo di schiuma
La foglia caduta dall’albero degli uomini.

(…)

Vogliono rimandarci, chiedono dove stavo prima,
quale posto lasciato alle spalle.

Mi giro di schiena, questo è tutto l’indietro che mi resta,
si offendono, per loro non è la seconda faccia.

Noi onoriamo la nuca, da dove si precipita il futuro
che non sta davanti, ma arriva da dietro e scavalca.

Devi tornare a casa. Ne avessi una, restavo.
Nemmeno gli assassini ci rivogliono.

Rimetteteci sopra la barca, scacciateci da uomini,
non siamo bagagli da spedire e tu nord non sei degno di te stesso.

La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,
nostra patria è una barca, un guscio aperto.

Potete respingere, non riportare indietro,
è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata.

(…)

Faremmo i servi, i figli che non fate,
nostre vite saranno i vostri libri d’avventura.

Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino,
l’odore che perdeste, l’uguaglianza che avete sottomesso.